L’associazione Carlo Bortolani Onlus in Texas nel braccio della morte

Il resoconto di un’esperienza indimenticabile nel carcere di Livingstong fra le contraddizioni della giustizia americana. Gli incontri di Marina Bortolani e Arianna Ballotta con Pablo Melendez e Michael Toney. “Sosteniamo in qualsiasi forma i tanti americani contrari alla pena di morte”.

bracciomorteTexas:1 Novembre 2005: La nostra permanenza in Texas è terminata. Torniamo con la consapevolezza di aver ricevuto davvero tanto e di aver contributo ad alleviare un minimo le sofferenze di Pablo e Michael, due condannati nel braccio della morte che potrebbero essere innocenti.


Anche gli incontri fuori dal carcere con persone che sono impegnate quotidianamente nel sociale sono stati importanti. In particolare con l’avvocato Jim Marcus, direttore del Texas Defender Service, lo studio legale no profit (che esiste grazie alle donazioni dei privati e verso il quale andrà un contributo economico anche da parte dell’Associazione Carlo Bortolani Onlus) dove lavorano validi professionisti che si occupano dei più deboli e in particolare delle difese dei condannati a morte che non possono permettersi di pagare avvocati qualificati.


E’ grazie a loro se diversi condannati a morte non sono stati giustiziati a seguito dell’innocenza dimostrata. Jim Marcus ci raccontava come il Texas Defender Service sia impegnato anche nella modifica di alcune leggi che riguardano la pena capitale. Ad esempio stanno promovendo la rielaborazione dell’articolo che prevede il parere dello psichiatra come ago della bilancia per l’esecuzione.



Ad oggi, infatti, se lo psichiatra dichiara che il condannato è ancora pericoloso, viene giustiziato. Senza quel parere medico, cioè senza l’attestazione della “futura pericolosità” dell’imputato, la sentenza di morte non viene comminata. In tanti casi è stato dimostrato che lo psichiatra ha emesso “sentenza” senza mai aver visitato il detenuto, ma solo sulla base della documentazione presentata dall’accusa.



Di errori giudiziari ci ha parlato anche James Howard Gibbons, direttore dello Houston Chronicle, il principale quotidiano di Houston, che ha espresso la propria contrarietà verso la pena capitale “pur tenendo conto della linea editoriale che non è contraria a priori”.


Presso lo Houston Chronicle è stata istituita una commissione formata dai migliori avvocati della città e scienziati che grazie alle loro inchieste hanno portato alla luce nel corso degli ultimi anni ben dieci casi di condannati a morte innocenti. E’ un dato importante, perché evidenzia quanto l’informazione possa essere utile e preziosa nella società e perché testimonia ancora una volta come non tutti gli americani siano favorevoli alla pena capitale.

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Abbiamo inoltre incontrato Ralph McCloud, ex membro della giunta comunale di Fort Worth fino alla primavera scorsa e oggi direttore della Diocesi cattolica della città texana. Ci ha raccontato di una risoluzione presentata nel 1999 per svolgere un sondaggio fra i cittadini di Fort Worth sul tema della pena di morte. Risoluzione che non è andata in porto e, ci spiegava McCloud con una punta di rammarico, “non ha ricevuto alcun aiuto da parte di Reggio Emilia”.


Per il direttore della Diocesi di Fort Worth la nostra città sul tema della pena di morte “dovrebbe comportarsi come un fratello maggiore che dice al minore quando sbaglia”. Lo abbiamo informato che alcuni cittadini reggiani propongono la rottura del gemellaggio come atto di totale disapprovazione al mantenimento di un rapporto con una città dove vengono giustiziati degli esseri umani. “Li capisco” – diceva McCloud- “ma se Reggio Emilia decidesse di interrompere il gemellaggio i politici di Fort Worth avrebbero una scocciatura in meno e l’indomani darebbero vita ad un nuovo gemellaggio con un’altra città che non fa storie sul tema della pena di morte”.

Più o meno dello stesso avviso è Michael Toney, il cow boy di rodeo che da una gabbia d’acciaio di un metro quadrato e attraverso il vetro antiproiettile suggeriva di “boicottare tutto ciò che proviene dall’America, finché non verrà abolita la pena di morte, perché gli americani sono sensibili solo ai soldi, e così chi ha i soldi, come nel caso di Simpson, può permettersi di pagare un valido avvocato ed ottenere la scarcerazione o addirittura può non finire in carcere”.


Pablo Melendez, ispanico di 29 anni che viveva a Fort Worth, ci ha confidato di non essere soddisfatto del proprio avvocato d’ufficio, già, perché Pablo, che ha un cuore grande e considera chi lo va a visitare come un fratello o una sorella, non può permettersi economicamente nulla di più. E così si trova oggi nel braccio della morte, in attesa di una data di esecuzione.


Pablo, Michael, Hank (quest’ultimo non l’abbiamo potuto incontrare perché le guardie lo avevano punito), per le istituzioni americane sono dei mostri che devono vivere peggio degli animali, che non possono provare alcun piacere e privati di qualsiasi diritto.


Per noi sono invece degli esseri umani, delle persone con una propria profondità d’animo e che, forse, non hanno commesso alcun crimine (le singole storie possono essere visionate dettagliatamente in precedente articolo).


allridgeLa pena di morte, comunque, rappresenta sempre una barbarie e ci rifiutiamo di credere che tutti gli americani siano a favore.


Anzi, quelli che abbiamo incontrato, da Ralph McCloud, a Mary Palco -alla quale si deve la costituzione del gemellaggio-, da Jim Marcus al direttore dello Houston Chronicle James Howard Gibbons, da Linda White -alla quale due giovani quindicenni scappati dal riformatorio violentarono e uccisero la figlia-, ai fratelli Allridge che hanno visto giustiziato il proprio fratello lo scorso anno e tanti altri ancora, sono persone splendide, americani aperti e ospitali, disponibili al confronto e al dialogo. E sono persone profondamente contrarie alla pena capitale.


C’è un tessuto sociale in America che si oppone alla pena di morte che va coltivato e sostenuto in qualsiasi forma.


Ciascuno, nel proprio piccolo, faccia la propria parte.


Marina Bortolani e Arianna Ballotta

Nelle foto dall’alto:1) il carcere di Livingston, ovvero il braccio della morte.2) Un dono di Pablo Melendez per Marina Bortolani: un fiore disegnato con una posia. 3) I fratelli Allridge, fratelli del giustiziato lo scorso anno, insieme ad Arianna Ballotta (sinitra) e Marina Bortolani (destra)

24 maggio 2006     Categoria: Iniziative, Un abbraccio ai condannati a morte