Nelle scuole per dire NO alla pena di morte tutti insieme

studenti.jpgLa toccente iniziativa all’Istituto d’Arte Chierici di Reggio Emilia con l’ex condannato a morte Shujia Graham, Bill Pelke (nipote di Ruth Pelke, assassinata dalla 15enne Paula Cooper), e il rapper Capital X.    

6 Marzo 2007: Come molti di voi sanno, l’Associazione Carlo Bortolani Onlus è da tempo impegnata nella sensibilizzazione sul tema della pena di morte, con particolare attenzione verso i giovani. 

Per questo motivo Martedì 6 marzo alle ore 9.00 l’Associazione Carlo Bortolani Onlus, insieme all’Associazione abolizionista Senza Voce (se vi capita, date un’occhiatina al loro sito www.senzavoce.org) e in collaborazione con la Provincia di Reggio Emilia ha organizzato a Reggio Emilia una conferenza presso l’Aula magna dell’Istituto d’Arte Chierici.

Un’iniziativa che, oltre alla sensibilizzazione sul tema della pena di morte, ha dato un contributo significativo per una riflessione sul senso della non violenza e sul valore della pace. La conferenza, ha visto la presenza di tre importanti relatori americani portati in Italia dall’Associazione Senza Voce: Bill Pelke (abolizionista e portatore del messaggio di perdono, nipote di Ruth Pelke, assassinata dalla 15enne Paula Cooper, poi condannata a morte e in seguito all’ergastolo), Shujaa Graham (ex condannato a morte, riconosciuto innocente dopo 4 anni di braccio della morte, già presente in Italia in diverse occasioni) e il rapper Capital X (ex carcerato e oggi, dopo un processo di riabilitazione, impegnato attivamente nell’educazione e sostegno dei carcerati). 

Perché l’Associazione Carlo Bortolani Onlus ha scelto l’Istituto d’Arte Chierici? Veramente all’inizio avevamo penato a più scuole all’interno di un cinema, am i tempi organizzativi erano davvero ristretti e così abbiamo scelto il Chierici poiché si è più volte particolarmente distinto per le diverse iniziative sulla pena di morte coordinate dalla Prof. Mariagiuseppina Bo (mostra sulla pena di morte ideata dagli studenti, spettacolo e progetti vari) che hanno già ottenuto gradimenti del pubblico reggiano –ma non solo-, e quindi è stato anche un riconoscimento per un particolare impegno della scuola su un tema di tale rilevanza sociale. Durante la mattinata si sono commossi molti presenti, dai relatori agli studenti i quali alla fine hanno abbracciato con tenerezza l’ex condannato a morte Shujaa Graham. capital.sujiaec.jpg

Sono intervenuti in ordine: Marcello Stecco (Assessore Solidarietà Provincia di Reggio Emilia), Marina Bortolani (Presidente Associazione Carlo Bortolani Onlus), Capital X (ex carcerato oggi impegnato nell’educazione a sostegno dei detenuti), Bill Pelke (nipote della catechista uccisa da Paula Cooper), Shujaa Graham (ex condannato a morte), Katia Rabacchi (Presidente Associazione Senza Voce), Marigiuseppina Bo (la prof. Che ha coordinato i lavori con gli studenti sulla pena di morte) due studentesse del Chierici che hanno lavorato ai progetti sulla pena di morte e Beppe Grillo    

 

Di seguito sintetizziamo gli interventi che, ovviamente, sono stati molto più ampi e approfonditi. L’incontro è stato moderato dalla giornalista della Gazzetta di Reggio Michela Scacchioli. Le traduzioni degli interventi di Bill Pelke, Shujia Graham e Capital X (tutti in inglese) sono avvenute grazie a Cecilia Negri e Katia Rabacchi dell’Associazione Senza Voce alle quali v un ringraziamento particolare.

 

 Marcello Stecco ha sottolineato l’importanza dell’impegno civile a difesa della vita e dei diritti umani. Ha invitato gli studenti a proseguire nei progetti che stanno portando avanti sul tema della pena di morte e ringraziato l’Associazione Carlo Bortolani Onlus per quanto sta facendo in questi anni contro la pena capitale sensibilizzando la comunità reggiana.   

Marina Bortolani ha ricordato che l’Associazione Carlo Bortolani Onlus è nata in memoria del Padre, che fu preside per diversi anni nelle scuole superiori reggiane e che prima di morire ha invitato famigliari e amici a lavorare per i giovani e con i giovani, per aiutarli nella formazione della loro coscienza sensibilizzandoli sui temi di particolare utilità sociale fra cui la lotta alla pena di morte.

Marina Bortolani ha ringraziato la Provincia di Reggio Emilia che ha colto fin da subito l’invito a collaborare per questa iniziativa. Ha inoltre ringraziato i relatori, l’Associazione Senza Voce, Cecilia Negri e Katia Rbacchi e la prof. Mariagiuseppina Bo che insieme agli studenti ha coordinato nel 2006 diversi progetti sulla pena di morte. Infine ha ricordato che è stato proprio dopo aver ascoltato tre anni fa le testimonianze di Bill Pelke e Shujaa Graham che ha avuto inizio il suo impegno concreto contro la pena di morte.

Katia Rabacchi ha illustrato le iniziative che svolge l’Associazione Senza Voce e come sono nate le loro amicizie con i condannati a morte. Ha evidenziato quanto sia importante per gli studenti conoscere queste realtà e le testimonianze dirette di chi ha vissuto a contatto con la pena capitale.

 capitalX.jpgCapital X ha raccontato la storia della sua vita “Quando avevo 11 anni i miei genitori si stavano separando e lavoravano entrambi per molte ore al giorno e io mi trovavo spesso da solo. A 12 anni ho iniziato a far uso di droga e a 14 la vendevo. All’età di 16 anni facevo già parte di un gang criminale che spacciava droga. Sono entrato nel carcere di New York per la prima volta a 17 anni. Quando sono uscito di prigione ho continuato a condurre lo stesso stile di vita che avevo prima di entrare, poi, a 19 anni, mi è stata inflitta una condanna di un anno e mezzo di carcere. Quando sono uscito di prigione, ho vissuto in strada per circa un altro anno e poi di nuovo dentro e fuori dal carcere con sentenze di tre anni, quattro fino all’ultima, di cinque anni”.  Poi la “folgorazione” di fede e la decisione di cambiare radicalmente la propria vita diffondendo per il mondo messaggi di pace e di speranze. Capital X ha concluso l’intervento invitando i giovani a guardare con maggiore profondità i criminali: “Spesso sono persone che non hanno avuto la fortuna di vivere come voi. I cittadini sono spaventati quando vedono degli spacciatori, dei ladri o dei criminali, ma dovete pensare che queste persone possono cambiare e maturando diventando persone migliori. Molti detenuti di cui la società ha paura, alla fine sono solo persone piene di paure. Ricordatevi sempre che i prigionieri hanno bisogno di compassione per avere l’opportunità di cambiare. bill.jpg

Bill Pelke: E’ stato un intervento davvero toccante, durante il quale diversi studenti non sono riusciti a trattenere le lacrime. Ha ricordato infatti tutta la storia della nonna, catechista ottantenne, uccisa dall’allora quindicenne Paula Cooper quando, insieme a due coetanee andò in casa sua per derubarla. Bill all’inizio era favorevole alla pena di morte per Paula, ma poi ha cambiato idea, spiegando agli studenti l’importanza del perdono. “Non scorderò mai le lacrime che ho visto nel volto di mia nonna morta –raccontava Bill- erano lacrime per Paula e le altre due ragazze, lacrime di compassione, non di odio. Se io non l’avessi mai perdonata, non avrei rispettato mia nonna”. In particolare Pelke ha ricordato l’immagine del nonno di Paula Cooper solo e piangente mentre il giudice dichiarava la condanna a morte: “Un’immagine dolorosa: in quegli occhi di disapprovazione e dolore per la condanna inflitta alla nipote, ho visto gli occhi di mia nonna”.   

Bill Pelke ha ricordato anche l’importanza dell’appello firmato da oltre 2 milioni di italiani e e sostenuto dal Papa che chiedeva di non condannare a morte Paula Cooper “Le pressione internazionali sono state fondamentali per convincere il Governatore a trasformare la condanna a morte in ergastolo”. Infine Pelke ha ricordato la lunga lista di giustiziati innocenti: “Dal 1972 più di 130 persone sono state giustiziate e dopo si è scoperto che erano innocenti”. Infine un messaggio importante agli studenti: “Se mi chiedete “Cosa posso fare?”, vi rispondo: Ognuno di noi può fare la differenza: se vedete un’ingiustizia, alzatevi e denunciatelo. E ricordatevi sempre che la vendetta non è MAI la risposta giusta, ma la compassione. sujiaa.jpg 

Shujaa Graham : ha raccontato la sua storia e i maltrattamenti che subiva nel braccio della morte e di quando lo chiamavano “il morto che cammina”. Per tutto l’intervento Shujaa parlava come se avesse vissuto la terribile esperienza il giorno prima.  “Un giorno –ricordava Suhjia- due ragazzi di 15 anni mi hanno detto che mi avrebbero portato via dal braccio della morte. Io non potevo crederci, ma è stato proprio così e oggi sono qui nonostante il sistema americano e grazie a quei due ragazzi e alle loro pressioni sull’opinione pubblica americana”.             

  

Anche il racconto di Shujia e della sua lunga storia è stato molto toccante, sia per lo stesso Shujia che per gli studenti che al termine lo hanno applaudito e abbracciato come un fratello.

Al termine la prof. Mariagiuseppina Bo ha illustrato i progetti sviluppati degli studenti del Chierici sottolineandone in particolar bo e ragazze.jpgmodo la passione e la voglia di occuparsi di un tema così “forte”, e così importante. Sono poi intervenute due studentesse che hanno lavorato ai progetti sulla pena di morte leggendo gli esiti del lavoro svolto insieme ai compagni.

 Beppe Grillo: la presenza a sorpresa del famoso comico al termine della mattinata è stata accolta con entusiasmo da tutti i presenti. Grillo ha parlato brevemente di quanto sia assurda la pena di morte grillochierici.jpgriportando l’esempio di quel condannato che hanno fatto dimagrire prima dell’impiccagione per non rischiare che si staccasse la testa dal corpo troppo pesante. E poi altre riflessioni sull’iniezione letale e sulla pena di morte come omicidio vero e proprio: “Chi uccide è un assassino sempre e comunque”.

 

 Al termine dell’incontro Capital X ha recitato alcuni pezzi rap fra l’entusiasmo di tutti gli studenti. 

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Nelle foto dall’altro: 1) CapitalX, la moglie di Shujia, Sujia Graham, Marina Bortolani, Bill Pelke, Katia Rbacchi. 2) Parte degli studenti presenti all’incontro. 3) Capital X durante l’esibizione. 4) Bill Pelke con Cecilia Negri. 5) La prof. Mariagiuseppina Bo che ha coordinato i progetti sulla pena di morte nel 2006 insieme alle due studentesse che sono intervenute. 6) Beppe Grillo durante l’intervento.    

  

6 marzo 2007     Categoria: Comunicati, Iniziative, Solidarietà, Un abbraccio ai condannati a morte